Storia - Santa Maria della Neve

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Breve storia della nostra comunità Parrocchiale

Il Vescovo Baldini, il giorno di Pasqua, 10 Aprile 1966, visto l'aumento della popolazione cittadina, eresse una nuova Parrocchia in località "Desco" e "Perticale", dedicandola a Santa Maria della Neve, in unione alla venerata immagine della Madonna della Neve in Santa Maria Maggiore in Roma.


Alla nuova Parrocchia fu assegnato un territorio della zona di ingresso in Piombino allora con poche abitazioni e molta campagna pur densa di abitanti. I suoi confini si estendono da Viale Unità d'Italia, a via Medaglie d'Oro della Resistenza, fino Lungomare Marconi, San Rocco, fino a comprendere via della Pace che si collega al Viale Unità d'Italia. Un territorio vasto con una densità di popolazione, a quel tempo di circa 6.000 abitanti.

Fu nominato Economo spirituale Don Lorenzo Ambrogi, che dopo il riconoscimento civile del 24 Giugno 1967, ricevette il titolo di primo Parroco a partire del 1° Settembre da Monsignor Ablondi, Vescovo di Livorno.

Dopo un periodo di attività presso la chiesina del Madonna del Desco, Don Lorenzo, con l'aiuto dei parrocchiani e di molte persone di grande volontà, riuscì ad edificare un locale prefabbricato.

Nel 1970 furono terminate la casa canonica e le opere parrocchiali: l'8 Giungo 1973 il Vescovo Monsignor Vivaldo inaugurò la nuova grande chiesa.

Il rito della dedicazione, dopo una serie di ulteriori lavori, fu compiuto in occasione della solennità dell'Immacolata Concezione nel 1982 quando era parroco Don Marcello Papini che resse la parrocchia fino al 1988. Dal 1988 è parroco Don Mario Perini che terminò in alcune modifiche e sistemazione dell'ambiente ecclesiale.

Intanto il numero degli abitanti è aumentato nel corso degli anni e così pure i cambiamenti sociali e culturali.

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SANTA MARIA MAGGIORE o Della NEVE: leggende, storia, simbologia

di Antonia Bonomi

A Bartolomeo da Trento, un frate vissuto nella prima metà del XIII secolo, dobbiamo il racconto sulle origini della basilica di S. Maria Maggiore. Secondo la leggenda tramandata, nell'anno 352 d.C., ma si fa anche la data del 358, viveva a Roma un certo Giovanni, gentiluomo ricchissimo che non sapeva come spendere tutto il proprio denaro. Non aveva figli, voleva fare opere pie, ma non sapeva quale scegliere. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, ma c'è chi dice fra il 3 e il 4 o fra il 5 e il 6, gli apparve in sogno la Madonna che gli ordinò di costruire una chiesa nel luogo in cui il mattino seguente avrebbe trovato la neve. Il ricco signore si svegliò e mestamente pensò che la neve a Roma, per giunta in agosto, era cosa alquanto strana. Ma il bello è che la Madonna, la stessa notte apparve anche a papa Liberio e gli disse di recarsi alle prime luci dell'alba in cima all'Esquilino, che avrebbe trovato imbiancato di neve. Intanto, la notizia della nevicata estemporanea si era diffusa in tutta Roma e il papa e Giovanni, procedendo per strade diverse e seguiti da una grande moltitudine si incontrarono: la cima del colle era effettivamente imbiancata da un sottile strato di neve. Con un bastone il papa tracciò il perimetro della chiesa che il patrizio fece erigere a proprie spese. Nasceva la basilica della Madonna della Neve. Ma c'è chi dice che Giovanni si recò dal papa per raccontargli il sogno e che ebbe la sorpresa di apprendere che anche lui aveva avuto la medesima visione, insieme al popolo si recarono sull'Esquilino e la nuova versione confluisce nella precedente.
Qui finisce la leggenda, perché di leggenda si tratta, ma tutti gli anni il 5 agosto, si ricorda il miracoloso episodio con una pioggia di fiori bianchi che dalla cupola della cappella Paolina vengono fatti cadere all'interno della basilica a simboleggiare la nevicata. Se veramente questo è accaduto, potrebbe essersi trattato di una fitta grandinata di chicchi piccoli, cosa tutt'altro che improbabile in estate.
Ma la storia della costruzione della basilica e dell'attribuzione del nome è assai complessa e affonda in un mare di dubbi e ipotesi suffragate da fatti slegati. Per l'attribuzione del nome da notizie certe su papa Liberio, apprendiamo che aveva la "fissazione " della verginità, chiaramente enunciata nel discorso che fece quando Marcellina, sorella di S. Ambrogio, prese il velo (anche se fu Ambrogio a scriverne buona parte), che aveva dovuto capitolare all'imperatore Costanzo aderendo alla scomunica del vescovo Atanasio d'Alessandria. Niente di più verosimile che abbia voluto lasciare traccia di sé costruendo una basilica dedicata alla maternità divina della Madonna, vergine e senza peccato originale, perciò bianca come la neve.
Ma la chiesa era chiamata anche "ad Praesepe" o "post Praesepe già prima che nel VII secolo vi fossero trasportati i "resti della mangiatoia nella quale venne posto il Bambino Gesù appena nato", ma prima, prima ancora, da S. Girolamo e Rufino era chiamata Sicininum a ricordo dello scisma di Ursino, o Ursicino, contro Damaso. I seguaci di Ursino occuparono la basilica che ancora si chiamava liberiana e per un certo tempo fu il loro luogo di culto. Il titolo di basilica Sicinini resterà fino al IV secolo. Ma c'è un'altra versione: sicini non ha niente a che fare con Ursino, era un luogo. E da S. Girolamo sappiamo che anche papa Damaso scriveva saggi in prosa e in versi sulla verginità. Secondo un documento vaticano, il codice 4961, la denominazione "ad nives" compare solo dopo il X secolo. Infatti, della leggenda della nevicata non c'è traccia prima dell'anno 1000 e si trova messa per iscritto solo nella Bolla di papa Niccolò IV nel 1288.

Storia
Non ci sono notizie storiche certe che la basilica liberiana si trovasse nel luogo in cui sorge l'attuale chiesa. Anzi, ci sono notizie discordi sulla reale ubicazione, alcuni studiosi sostengono che si trovasse nelle immediate vicinanze. La cosa certa è che tra il 432 e il 440 Sisto III costruì, o ricostruì, su rovine di un edificio precedente una basilica, parte della presente, che volle dedicare alla maternità divina della Madonna, dogma definito dal Concilio di Efeso nel 431. E le cronache dell'epoca dicono che fu proprio questo papa a dedicarla al culto della Vergine madre del Dio incarnato, non del dio uomo. Da scavi recenti, sono emerse rovine sotto la chiesa che alcuni vogliono far risalire al Macellum Liviae, mercato inaugurato da Tiberio nel 7 a.C. in onore della madre. Però, la pianta e le dimensioni di queste rovine, troppo piccole, secondo alcuni studiosi esclude che si trattasse di quest'opera. Il Macellum Liviae si trovava comunque nelle vicinanze. È un dato di fatto che sul colle Esquilino si trovassero costruzioni precedenti anche all'eventuale chiesa liberiana di cui negli scavi delle fondamenta non si sono trovate tracce.
Della basilica di Sisto III, perché ormai molti studiosi accettano il fatto che l'attuale basilica di S. Maria Maggiore sia chiesa esclusivamente di Sisto III e non abbia niente a che fare con Liberio, restano le navate con le colonne e i mosaici superiori che, come ricordavo sopra, celebrano il trionfo della chiesa sull'eresia nestoriana. Sull'arco di trionfo il mosaico voluto dal papa celebra il mistero della Natività di Gesù vero figlio di Dio e di Maria. Le quaranta colonne che dividono le navate sono di marmo pario in stile ionico e provenivano in gran parte dal tempio di Giunone Lucina che si trovava sull'Esquilino. Si dice che avesse anche una Grotta di Betlemme con incluse reliquie portate dalla Palestina perché una benefattrice romana, Xantippa, la chiama "Santa Maria ad Praesepe", come abbiamo già detto sopra. Questa possibile cappella, viene nominata Le Liber Pontificalis nel periodo del papa greco Teodoro I, 624-649, e dotata della reliquia, ritenuta sin dal Medio Evo appartenente alla culla del Bambin Gesù.
I primi rimaneggiamenti avvennero sotto papa Pasquale I. Poiché la cattedra pontificale era troppo vicina al matroneo e le matrone potevano sentire quello che diceva ai suoi ministri, questa fu collocata al centro in fondo all'abside. Nasceva il Presbiterio.
Eugenio III, tra il 1145 e il 1153 fece sopprimere il nartece e costruire l'atrio, mentre il pavimento della navata centrale fu un regalo di Scoto e Giovanni Paparoni, non si sa se fratelli o cugini dell'omonimo cardinale arciprete. Tra il 1198 e il 1216 Innocenzo III fece edificare la Cappella del presepio, nella navata laterale in prossimità dell'attuale Cappella Sistina.
All'inizio del 1290 Niccolò IV restaurò la tribuna ingrandendola con l'aggiunta di cappelle e fece costruire una nuova abside. L'ornamentazione a mosaico venne eseguita dal francescano Giacomo Torriti e rappresenta l'incoronazione della Vergine. Ma c'è chi dice che non si trattava del Iacobus Frater S. Francisci, bensì di Iacobus Torriti Pictor. Insomma, omonimo.
Tra il 1294 e il 1308 Filippo Rusuti eseguì il mosaico della facciata, quello che ora fa da sfondo alla loggia delle benedizioni, nella parte superiore della chiesa.
Nel 1377 circa, venne aggiunto il Campanile, l'ultimo dei caratteristici campanili romani e il più alto della città. Commemorava il ritorno di papa Gregorio IX da Avignone.
Negli anni 1428 1431 Masolino da Panicale dipinse per l'altare l'Assunzione e il Miracolo della neve, che ora si trovano nella Galleria Nazionale di Capodimonte, a Napoli, e tavole con i santi Pietro, Paolo, Giovanni Evangelista e Martino che si trovano a Philadelphia nella collezione Johnson, mentre i santi Girolamo, Giovanni Battista, Libero e Mattia sono nella National Gallery di Londra, la Crocefissione e la Dormizione della Vergine sono nella Pinacoteca Vaticana.
Tra il XV e il XVI secolo furono numerosi gli interventi soprattutto all'interno della basilica. Nel 1461 l'arciprete della chiesa, cardinale d'Estouteville, incaricò Mino del Reame di costruire un grande altare al centro del presbiterio, eliminato in seguito dai restauri settecenteschi, e fece coprire con volte a vela le navate laterali. Durante il pontificato di Alessandro VI, il famigerato papa Borgia, all'inizio del 1500 fu realizzato il soffitto a cassettoni di legno decorato della navata centrale e il fregio di legno lungo le pareti secondo il progetto di Giuliano di Sangallo e che si può ammirare tuttora. L'oro con cui è ricoperto si dice sia il primo giunto dalle Americhe appena scoperte, ricavato fondendo gli oggetti depredati alle popolazioni indigene.Tra il 1503 e il 1513 Baccio Pontelli curò la sopraelevazione del campanile culminante in una cuspide.Nel 1564, si dice su progetto di Michelangelo, iniziarono i lavori per la costruzione della cappella Sforza, seconda da sinistra. Direttori dei lavori furono prima Tiberio Calcagni sostituito da Giacomo della Porta. Nel 1575 M. Longhi il Vecchio curò il restauro dell'atrio e il raddoppio delle colonne, venne aperta via Merulana che collegava direttamente il Laterano alla basilica Mariana.
Nel 1585, Domenico Fontana iniziò la costruzione della cappella Sistina, in fondo alla navata di desta, su incarico di Sisto V. Per questi lavori, furono usati una parte dei materiali provenienti dal Septizodium, monumentale facciata-ninfeo a più piani innalzata da Settimio Severo per impressionare i propri conterranei, gli abitanti dell'Africa romana, che arrivavano a Roma provenendo dalla via Appia. Allo stesso anni risale il progetto delle tre strade che si irradiano dalla basilica. Alla preesistente via Merulana si aggiungeva la via Sisstina che collegava con Trinità de' Monti, sul cui asse era collocato l'obelisco di piazza dell'Esquilino.
Nel 1605 papa Paolo V decise di costruire la Cappella Paolina, o Borghese, che prese il posto della vecchia sacrestia. Nell'ottobre del 1613 una delle due colonne rimaste intatte nella Basilica di Massenzio fu trasferita per essere posta al centro della piazza antistante l'entrata della basilica. L'altra colonna venne in seguito donata a Caterina II di Russia per essere collocata a San Pietroburgo.
Nel 1699 il Bernini intendeva demolire la vecchia abside e spostarla più avanti creando un semicerchio con 14 colonne che avrebbe dovuto stare intorno alla nicchia dell'altare. Aveva previsto anche una grande cupola per collocarvi un imponente sarcofago per Clemente IX, ma i lavori, iniziati, vennero sospesi sia per le difficoltà tecniche sia per la morte del papa, che era l'unico a sostenere il Bernini e il suo progetto. Clemente X incaricò Carlo Rainaldi di sistemare la facciata dell'abside e i lavori si conclusero nel 1673.
Tra il 1721 e il 1743, il cardinale Negroni avviò la costruzione del palazzo posto a sinistra della facciata. In occasione del Giubileo del 1750, papa Benedetto XIV colse al balzo l'occasione per un generale restauro della basilica. L'architetto Ferdinando Fuga fu incaricato di progettare una nuova facciata e un nuovo portico. Ed ecco i due ordini della facciata: quello inferiore consiste in cinque aperture architravate, quello superiore in una grande loggia a tre arcate, di cui quella centrale più alta e coronata da un timpano triangolare. Sul fondo della loggia, detta delle benedizioni, spiccano i mosaici del XIII secolo che un tempo erano esterni alla basilica, con la grande immagine di Cristo in trono. Nell'atrio del primo ordine, sulla destra è posta una grande statua di Enrico IV, benefattore della basilica. E nel cortile interno, che si apre dove ora c'è il negozio dei souvenir, si trova un altro curioso "monumentino" voluto da Clemente VIII per ricordare "l'abiura e conseguente conversione" di questo re francese al quale viene attribuita la frase "Parigi val bene una messa" a prova della sincerità della medesima. Il monumento in questione consiste in una colonna in forma di cannone che sostiene una croce tubolare i cui tre bracci terminano con i gigli di Francia. Sulla croce sono posti: nel lato che guarda all'esterno del cortile il Cristo, rigorosamente in croce, nel lato che guarda all'interno la Vergine con il bambino in braccio, in graziosa posa di riposo.
Non va dimenticato che Clemente VIII, sotto il cui papato fu incarognita l'inquisizione con il rogo di trenta eretici fra i quali Giordano Bruno, difensore dell'ortodossia, colui che proibì la lettura dei testi ebraici redigendo un ancor più severo indice dei libri, concesse ad Enrico IV il titolo onorario di canonico lateranense portato da tutti i re francesi fino a Napoleone III. I meriti del re francese: oltre ad un'abiura sulla cui sincerità c'è da dubitare visti i benefici che ne traeva, compreso l'annullamento del primo matrimonio sterile con Margherita di Valois, si era risposato con Maria de' Medici da cui aveva avuto sei figli legittimi e vari altri dalla nutrita schiera di amanti. Il suo libertinaggio gli aveva valso il soprannome di Vert Galant. Nella piazza antistante l'entrata, Paolo V fece innalzare la colonna corinzia di marmo cipollino, prelevata dalla Basilica di Massenzio "per la gloria di Maria Santissima" come ricordano 6 tipi di medaglie coniate dal papa per l'occasione, alta m. 14,3, sulla cui cima venne posta una statua bronzea della Madonna, modellata da Guillame Berthélot e fusa nel 1614. Maria Vergine ha in braccio il bambino e posa il piede sulla falce di luna.

L'interno
La chiesa è lunga m. 85/86, il metro di differenza varia a secondo delle fonti, larga m. 32 e alta m. 16. Le colonne della navata centrale sono 42, quanto le generazioni da Abramo fino a Gesù, mentre altre fonti parlano di 40 colonne. Queste, sostengono direttamente la trabeazione decorata con fregi risalenti al V secolo durante il pontificato di Sisto III. Sono 36 mosaici raffiguranti storie dell'Antico Testamento. Ma c'è chi dice siano solo 27 e che inizialmente fossero 44. I capitelli delle colonne sono come le corna degli agnelli sacrificati nel tempio di Gerusalemme per lavare i peccati del popolo, prefigurazione del sacrificio di Gesù il cui sangue laverà i peccati dell'umanità. Tra le finestre che danno luce alla navata ci sono 10 affreschi del tardo manierismo realizzati per volere del cardinale Pinelli. Il soffitto della navata, di cui abbiamo già parlato, venne disegnato da Leone Battista Alberti, continuato da Giuliano da Sangallo e terminato dal fratello Antonio. Ma c'è chi l'attribuisce esclusivamente a Giuliano.
Il pavimento è una splendida opera cosmatesca, in gran parte originale dell'epoca di Eugenio III, 1145-1153, secondo la leggenda sotto il quinto tondo di porfido giacciono il patrizio Giovanni e la moglie, che secondo altri sarebbero stati sepolti nell'antica urna di porfido sorretta da 4 angeli che funge da altare papale e all'interno della quale oggi sono conservate le reliquie dei santi Matteo, Lorenzo, Stefano e Girolamo. Davanti all'altare, due scalinate consentono di scendere alla cripta sottostante dove in un'urna del Valadier sono custoditi i resti della culla di Gesù. Una grossa, e bruttissima, statua di Pio IX è posta davanti all'altare dell'urna.
L'arco trionfale che sovrasta l'altare è decorato con episodi della vita di Maria, come l'Annunciazione, la fuga in Egitto, la Presentazione ecc. Il mosaico absidale è stato realizzato nel 1295 da Jacopo Torritied è la coronazione della celebrazione della Vergine che si snoda per tutta la basilica. Maria è seduta in trono accanto al figlio che con la destra la incorona Regina del cielo e nella sinistra tiene un libro aperto su cui si legge "Vieni mia eletta. Ti pongo sul mio trono". Schiere di angeli reggono il tutto, stelle e pianeti brillano sullo sfondo, l'acqua del fiume Giordano ne delimita la base.
Nella navata destra, accanto all'altare, c'è la semplicissima tomba del Bernini. Scendendo verso l'uscita, si trova la cappella del Santissimo Sacramento, detta anche Sistina, a pianta greca e rivestita di marmi pregiati. Il tabernacolo è anche il modello in scala della cappella. Da una scala secondaria si scende in un vano sottostante dove in una nicchia sono conservati pezzi di un presepe del 1500, dietro l'altare si trovano i resti di un presepe scolpito da Arnolfo di Cambio, ridotto ormai a quattro elementi. Ancora prima dell'elezione, Sisto V aveva iniziato con tale magnificenza la costruzione di questa cappella che il Pastor ebbe a dire che "erano tali le proporzioni che pareva un'altra grande chiesa. Pietre e marmi furono anche depredati ad altri monumenti dell'antica Roma. Non dimentichiamo che papa Sisto V è colui che voleva abbattere il Colosseo per aprire una via enorme che portasse dal Laterano a S. Pietro. Sempre scendendo lungo la navata si incontrano l'altare dell'Annunciazione, la cappella del Crocifisso o delle reliquie, opera del Fuga con un altare decorato con dieci colonne di porfido intorno ad un crocifisso ligneo del 1300. L'ultima cappella e il Battistero, opera del 1605 di Flaminio Ponzio, architetto di fiducia di Paolo V, che trasformò la vecchia cappella del Coro invernale.
Nella navata destra, accanto all'altare, c'è la semplicissima tomba del Bernini. Scendendo verso l'uscita, si trova la cappella del Santissimo Sacramento, detta anche Sistina, a pianta greca e rivestita di marmi pregiati. Il tabernacolo è anche il modello in scala della cappella. Da una scala secondaria si scende in un vano sottostante dove in una nicchia sono conservati pezzi di un presepe del 1500, dietro l'altare si trovano i resti di un presepe scolpito da Arnolfo di Cambio, ridotto ormai a quattro elementi. Ancora prima dell'elezione, Sisto V aveva iniziato con tale magnificenza la costruzione di questa cappella che il Pastor ebbe a dire che "erano tali le proporzioni che pareva un'altra grande chiesa. Pietre e marmi furono anche depredati ad altri monumenti dell'antica Roma. Non dimentichiamo che papa Sisto V è colui che voleva abbattere il Colosseo per aprire una via enorme che portasse dal Laterano a S. Pietro. Sempre scendendo lungo la navata si incontrano l'altare dell'Annunciazione, la cappella del Crocifisso o delle reliquie, opera del Fuga con un altare decorato con dieci colonne di porfido intorno ad un crocifisso ligneo del 1300. L'ultima cappella e il Battistero, opera del 1605 di Flaminio Ponzio, architetto di fiducia di PaoloV, che trasformò la vecchia cappella del Coro invernale.
Al centro di un catino, contornato da una balaustra c'è il fonte battesimale, un'urna circolare di porfido adattata nel 1800 dal Valadier che la fece ricoprire di bronzi che lo dividono in otto spicchi, un ottagono. Il cerchio dell'urna e l'ottagono interno rappresentano la quadratura del cerchio, l'unione fra la terra e il cielo . L'altorilievo dell'altare, che rappresenta l'Assunzione, è opera di Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo.
Nella navata sinistra è inserita la porta santa, risalendola si incontra la cappella della famiglia Cesi che contiene i monumenti funebri di due cardinali della famiglia stessa, le pitture hanno come soggetto la vita di S. Caterina d'Alessandria a cui la cappella è dedicata. La cappella successiva è la Cesarini Sforza. Vi sono sepolti due cardinali della famiglia ed è stata ideata da Michelangelo, che non poté vederla finita. La completò Giacomo Della Porta che con questa opera gettò il seme dello stile barocco.
L'ultima cappella è la Paolina o Borghese, speculare alla Sistina. Paolo V, che nella chiesa è presente e immanente, non badò a spese impiegando i migliori artisti e i materiali più preziosi e il suo monumento occupa tutta la parete di sinistra. Il papa volle che l'altare dedicato alla Madonna fosse sfarzosissimo, disponendo che fosse ricolmo di rarità. Lo realizzò Pompeo Targoni, orafo famoso, che abbondò con bronzo, malachite, oro, agata, lapislazzuli, diaspro e altre pietre rare. La cornice così realizzata contiene un'icona bizantina della Vergine che secondo la tradizione popolare fu dipinta dal vivo S. Luca. È un'immagine molto venerata e miracolosa, che veniva portata in processione durante le pestilenze. Nel timpano ad arco spezzato sopra l'altare, un rilievo in bronzo e marmo ricorda la nevicata miracolosa. Uscendo dalla cappella, a destra e a sinistra si trovano due cappellette dedicate una a S. Francesca Romana e l'altra a S. Carlo Borromeo entrambi canonizzati da Paolo V.
Questa, in sintesi, la visita alla basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore, la prima chiesa che ha avuto lo scopo di glorificare la Vergine come vera Madre del Redentore, vera Madre di Dio, vera Madre della Chiesa e degli uomini.

Episodi storici
Dei fatti storici svoltisi nella basilica, abbiamo già accennato ai seguaci di Ursino o Ursicino che si erano asserragliati nella medesima e che lì furono sterminati dal popolino e dai lavoratori del circo, chiamati in proprio soccorso da papa Damaso. Dicono le cronache che "il sangue fu sparso in coppia".
Il 14 aprile 776, giorno di Pasqua, Carlo magno riceve il battesimo nella basilica, che è già chiamata maior.
Nel 872 papa Adriano II approvò l'uso della lingua slava per le funzioni religiose dell'impero della grande Moravia e convocò Cirillo e Metodio consacrando Sacerdote Metodio nella chiesa di "Santa Maria Fatme" presepio in greco.
Nel giorno di Natale del 1075, papa Gregorio VII, lldebrando di Soana, deposto da Enrico IV che poi fece ammenda a Canossa, fu arrestato nella cappella del Presepio mentre diceva messa. Liberato dal popolo, poté tornare in chiesa e finire la cerimonia.
Nell'estate del 1347, in questa basilica Cola di Rienzo si paragonò con molta retorica e nessuna modestia a Gesù Cristo, il Redentore di Roma, facendosi incoronare con sette corone, rappresentanti i sette doni dello Spirito Santo.

Leggende e tradizioni
Secondo quanto scrive S. Paolino di Nola, contemporaneo della fondazione della basilica, l'abitudine di cospargere i pavimenti delle chiese di fiori, o di farli cadere dall'alto in occasione di particolari cerimonie, era piuttosto comune anche prima del periodo in cui si sarebbe verificata la miracolosa nevicata. Nel Liber Politicus di Benedetto canonico, XII secolo, si ricorda un'altra usanza: quella della "domenica della rosa". Nell'ultima domenica di quaresima il papa celebrava messa al Pantheon, consacrato alla Madonna dei Martiri, gli veniva donata una rosa e petali di rose rosse, a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo, venivano lasciati cadere sui fedeli dall'occhio centrale del monumento.
Anticamente si pensava che la basilica sorgesse su di un tempio dedicato a Cibele "Mater Deum" o "Magna Mater", invece sorgeva un tempio dedicato a Giunone Lucina a circa trecento metri dall'attuale chiesa e Giunone era la dea tradizionalmente invocata dalle donne romane nei parti. Secondo gli studiosi, non è improbabile che la basilica sia stata eretta per opporre il "parto virgineo della Madonna e stroncare il pervicace culto pagano a Iunio Lucina".
Un'altra tradizione vuole che nelle vicinanze della chiesa abitasse il centurione Cornelio, il primo battezzato da S. Pietro a Roma le cui vesti "lavate nel lavacro del battesimo divennero più bianche della neve". Dalle vesti del centurione alla Madonna nata senza peccato originale il passo è breve.
Ma che cosa accadeva nell'antica Roma il 5 agosto e dintorni? Era il giorno dedicato alla dea Salus. Il popolo si recava al tempio della dea per sacrifici e festeggiamenti. Il 9 si festeggiava il Sole, il 13 era la festa di Diana, la sua natività, e si dedicavano fiaccole a Vesta, il 17 si festeggiava il dio Portuno nell'antico porto sul Tevere.
Le campane di Santa Maria Maggiore erano le più famose tra quelle delle innumerevoli chiese romane per, si dice, la dolcezza del loro suono. Delle vecchie campane, ne rimane una sola in uso, collegata all'orologio, risalente al 1289. Una delle campane originali, dovrebbe essere custodita nei giardini del Vaticano.
Fra le credenze che circolavano nell'antica Roma, c'era anche la salita in ginocchio della scalinata di Santa Maria Maggiore. Le mogli maltrattate dai mariti, per avere la grazia di vedere il brutale coniuge venire a più miti consigli, dovevano percorrere a piedi la strada che porta dalla chiesa di S. Pudenziana a Trinità dei Monti, forse la più antica chiesa di Roma, la chiesa dei primi martiri, alla cima dell'Esquilino, poi fare in ginocchio la scalinata della parte posteriore della basilica.


 
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