Il modello di vita cristiana proposto da don Bosco come renderlo possibile e praticabile oggi

Don Bosco ha creduto nella capacità dei giovani e delle persone semplici di seguire pienamente Gesù e darsi a Dio totalmente. Ha saputo riconoscere in loro energie di bene da sviluppare, enorme possibilità creative al servizio delle proprie scelte coraggiose; energie che trovano il maggiore dinamismo nella scelta di Gesù e del suo Vangelo, della sua amicizia e della volontà di battersi per questi valori. Per questo li ha presentati, con coraggio e con entusiasmo, in un programma di vita

Una schiera di testimoni

Domenico Savio e Laura Vicuña, due adolescenti cresciuti nella scuola di Don Bosco e di M. Mazzarello, ci dicono con la loro vita: la santità è possibile! Ma possiamo anche allargare i nostri sguardi a tanti altri giovani e adulti cresciuti alla scuola di Don Bosco per restare meravigliati e quasi sorpresi.

Disponiamo, infatti, di un patrimonio molto ricco e variegato: partendo dalle figure più note, come quelle di Domenico Savio, Laura Vicuña, Zeffirino Namuncurá, passando per la categoria dei martiri come i cinque giovani polacchi, e giungendo alle figure con aureola come la beata Teresa Bracco, il beato Piergiorgio Frassati e fra poco Alberto Marvelli, o senza aureola ma ugualmente esemplari, come i vari Salvo D’Acquisto, Giacomo Maffei, Sean Devereux, Sigmund Ocasion, Fernando Calò, Ninni Di Leo, Xavier Ribas, Paola Adamo, Flores Roderick, Domenico Zamberletti, Bartolomé Blanco, Petras Pérkumas, Willi De Koster, Cruz Atempa, Renato Scalandri … Di ognuno si potrebbe scegliere un esempio, una parola, un atteggiamento.

· Potremmo fare memoria ancora di Domenico Savio e della sua intrepida decisione e determinazione quando, impressionato dalle parole di Don Bosco sulla possibilità e felicità del farsi santo, fece questa richiesta: “Mi dica come debbo regolarmi per incominciare l’impresa”.

· Rimaniamo sconcertati dalla decisione e forza d’animo di Laura Vicuña, adolescente di 12 anni, che offre la sua vita per la conversione della mamma.

· Ed ancora l’eroismo dei cinque giovani oratoriani polacchi martiri, coinvolti nell’animazione dei compagni, legati tra di loro da interesse e progetti personali e sociali, e che insieme nei momenti della prova la vivono con coraggio e fedeltà: “Dio ci ha dato la croce, ci sta dando anche la forza di portarla”.

Seguendo il commento della strenna del RM, ho citato soltanto questi testimoni giovani, ma tutti ricordiamo anche tanti altri adulti, pensiamo, per esempio, alle ultime beatificazioni: Luigi Variara, Carmen Romero, Artemide Zatti, o alle prossime dei tre nuovi beati: Principe Czartoriski, Eusebia Palomina, e la prima cooperatrice beata, Alessandrina da Costa…

Davanti a tanti testimoni, il vocabolo "santità" non deve dunque intimidire, quasi volesse dire vivere un eroismo impossibile, proprio solo di pochi. La santità, infatti, non è opera nostra, ma è partecipazione gratuita della santità di Dio, quindi è una grazia, un dono, prima di essere frutto del nostro sforzo. Santo è la persona che si lascia amare da Gesù, che si affida a Lui nella fede, nella speranza e nell’amore; questa consegna si attua nella vita quotidiana vissuta con amore, serenità, pazienza, gratuità, accettando le prove e le gioie di ogni giorno, con la certezza che tutto ha senso davanti a Dio, che tutto è valido e importante in Lui.

Siamo realisti, non accontentiamoci con meno della santità, di Gesù e della sua amicizia!!

La proposta di Don Bosco

Don Bosco ha creduto nella capacità dei giovani e delle persone semplici di seguire pienamente Gesù e darsi a Dio totalmente. Ha saputo riconoscere in loro energie di bene da sviluppare, enorme possibilità creative al servizio delle proprie scelte coraggiose; energie che trovano il maggiore dinamismo nella scelta di Gesù e del suo Vangelo, della sua amicizia e della volontà di battersi per questi valori. Per questo li ha presentati, con coraggio e con entusiasmo, in un programma di vita: “una misura alta di una vita cristiana ordinaria”.

A volte possiamo pensare che ai nostri giovani non interessino i grandi ideali e valori, che essi cerchino soltanto una felicità legata all’effimero, tipica di una società consumistica ed edonista… E’ anche possibile che diamo ascolto al sospetto che la fede e la vita cristiana radicale siano piuttosto un ostacolo per lo sviluppo umano pieno e per la gioia della vita: sospetto che già Don Bosco affrontò esplicitamente nel suo tempo e, precisamente, davanti a esso, scrisse ai suoi giovani: “Due sono gli inganni principali, con cui il demonio suole allontanare i giovani dalla virtù. Il primo è far loro venir in mente che il servire al Signore consista in una vita malinconica e lontana da ogni divertimento e piacere. Non è così, giovani cari. Io voglio insegnarvi un metodo di vita cristiano, che sia nel tempo stesso allegro e contento…” (Giovane provveduto. Presentazione). Don Bosco, alla base di tutto il suo sistema educativo e spirituale, colloca il suo profondo umanesimo cristiano, secondo il quale crede fermamente e vive pienamente, la fede cristiana, il rapporto con Dio e l’amicizia con Gesù, quali dinamismi forti e trascinanti per spingere e sostenere la persona nel suo sforzo di sviluppo umano integrale e la società nel suo impegno per la libertà e la giustizia.

Dobbiamo rinnovare anche noi, come educatori, questa convinzione: servire Dio non significa essere infelici, anzi, nessuno come Dio ci rende felici. La felicità che Egli ci dona si trasforma in una forza trainante che trasfigura il nostro piccolo quotidiano in un rapporto di amicizia con Dio e di collaborazione al grande progetto del Regno, gustando l’adempimento dei doveri come una risposta di amore all’amore di un Dio che ci previene e ci accompagna.

L’ “alta misura di vita cristiana ordinaria”, richiesta da Don Bosco, si poteva sintetizzare in tre valori che egli ripeteva in vari modi: allegria, studio, pietà. Non lunghe preghiere né sacrifici che non si addicessero all’età degli adolescenti, ma allegria, compimento dei doveri religiosi, scolastici e comunitari, e volontà di servire gli altri: ivi si trova la vera e piena felicità.

Quando si va in montagna, la vetta è alta, il cammino talvolta è impervio, la fatica si fa sentire: ma, passo dopo passo, la vetta si avvicina e, man mano che si volge lo sguardo indietro, si amplia sempre più l’orizzonte, diventando più profondo e lontano. La costanza, la capacità e l’allenamento al sacrificio, la fedeltà ai piccoli e continui passi del momento, una dose di forza e di testardaggine, con l’incoraggiamento di una buona guida, sono gli strumenti per giungere alla meta.

E Don Bosco, come buon educatore, propone ai suoi giovani e a tutta la Famiglia Salesiana un cammino concreto di vita cristiana, capace di condurci alla cima della santità. Ecco i punti essenziali come li presenta il RM nel commento alla strenna di quest’anno.

a) Assumere la vita come un dono, sviluppare i suoi aspetti migliori con gratitudine e viverla con gioia.

La vita è bella, sviluppiamola e condividiamola!!

· avere cura della propria crescita, riconoscendo ciò che il Signore ha depositato in noi di buono e di bello, sviluppandolo con fiducia e perseveranza;

· convivere con i compagni, condividendo la spontaneità dei momenti di svago, la gioia dell’amicizia, il dinamismo della festa;

· aprire i cuori all’ottimismo e alla fiducia nella vita, salvata e redenta da Gesù Cristo e amata da Dio.

b) Fare dell’esperienza di Dio e della sua presenza provvidente, dell’amicizia con Gesù e di una vita che si va conformando a Lui, il centro e la colonna vertebrale della propria esistenza.

Siamo amati incondizionatamente, corrispondiamo a questo amore!!

· desiderare e vivere un incontro personale di amicizia con Gesù e con Maria sua Madre, attraverso una preghiera semplice e perseverante, la partecipazione frequente e impegnata ai sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Riconciliazione;

· approfondire la formazione cristiana, illuminare le situazioni e i problemi della vita con la Parola di Dio, assicurare un impegno costante e generoso di crescita nella vita cristiana;

· vivere l’impegno quotidiano dello studio, del lavoro e della professione, della vita di famiglia, con precisione, competenza e fedeltà, come risposta d’amore al Signore e servizio agli altri.

c) Aprirsi alla dimensione sociale, al servizio, alla solidarietà, alla carità, e assumere un progetto di vita.

Abbiamo ricevuto la vita come un dono, condividiamolo generosamente con l’amore e il servizio!!

I giovani educati da Don Bosco, col diventare buoni, diventavano santamente aggressivi, zelanti, ossia missionari tra i compagni.

Don Bosco li incoraggiava a:

· operare in favore dei compagni nella vita quotidiana, attraverso l’esempio, l’aiuto amichevole per superare le difficoltà, il sostegno dell’ambiente educativo;

· aprirsi alle grandi prospettive apostoliche della Chiesa e ai bisogni della società (le missioni, la pace, la solidarietà, la costruzione di una nuova civiltà dell’amore), traducendoli in immediate azioni nella situazione e nell’ambiente dove si vive e si opera;

· promuovere gruppi, associazioni e movimenti in cui diventare protagonisti di una fede impegnata e attenta alla promozione umana e alla trasformazione dell’ambiente;

· approfondire le proprie motivazioni verso la concretizzazione di un progetto evangelico di vita e di una scelta vocazionale.

Credo si noti che non è un cammino straordinario e strano, ma un progetto di vita a misura dei giovani e della gente semplice che vuole prendere sul serio la sua opzione cristiana e viverla con coerenza.

Il Papa, quando parla ai giovani della chiamata a questa radicalità di vita, non nasconde le difficoltà che implica, ma mostra loro anche il senso e il frutto. Diceva, nell’incontro di Tor Vergata (Roma): “Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno: penso ai fidanzati ed alla difficoltà di vivere, entro il mondo di oggi, la purezza nell'attesa del matrimonio. Penso alle giovani coppie e alle prove a cui è esposto il loro impegno di reciproca fedeltà. Penso ai rapporti tra amici e alla tentazione della slealtà che può insinuarsi tra loro.

Penso anche a chi ha intrapreso un cammino di speciale consacrazione ed alla fatica che deve a volte affrontare per perseverare nella dedizione a Dio e ai fratelli. Penso ancora a chi vuol vivere rapporti di solidarietà e di amore in un mondo dove sembra valere soltanto la logica del profitto e dell'interesse personale o di gruppo.

Penso altresì a chi opera per la pace e vede nascere e svilupparsi in varie parti del mondo nuovi focolai di guerra; penso a chi opera per la libertà dell'uomo e lo vede ancora schiavo di se stesso e degli altri; penso a chi lotta per far amare e rispettare la vita umana e deve assistere a frequenti attentati contro di essa, contro il rispetto ad essa dovuto.

Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Sì! E' difficile. Non è il caso di nasconderlo. E’ difficile, ma con l’aiuto della grazia è possibile… E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.”

Come renderlo possibile e praticabile

Come rendere possibile e praticabile questo programma di vita che ci presenta Don Bosco e che durante questi cento anni si è dimostrato largamente efficace e fecondo?

Il RM quest’anno ha voluto accompagnare la strenna con una proposta pastorale concreta nella quale offre ai salesiani alcuni suggerimenti concreti per camminare nel sentiero della strenna. Alla luce di questa proposta mi sembra che si possano suggerire alcuni elementi che oggi sono specialmente importanti e urgenti:

Come capita con le cose più importanti nella vita, non si tratta di sapere con esattezza come si fa, ma di iniziare a farlo; per diventare un grande campione non si deve imparare un manuale, ma cominciare immediatamente ad allenarsi, con sforzo e costanza. Oggi Don Bosco ci dice lo stesso: fate della vostra Parrocchia e Oratorio una vera palestra della santità giovanile.