Da “Scalabriniani” 1-2012

Cooperazione Integrazione
di Bruno Mioli

Una novità c’è ed è l’istituzione di un Ministero per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione. E altra novità si può aggiungere, non meno significativa: l’averne assegnato l’incarico ad Andrea Riccardi, Fondatore e Presidente della Comunità S. Egidio, che è già presente e fa cooperazione non a parole ma con i fatti in 73 Paesi del mondo.
Anche Governi precedenti, almeno quelli che non avevano viscerali pregiudizi verso gli immigrati, hanno talora pensato ad un ministero dell’immigrazione, mai però sono giunti al dunque.
Ad occuparsene era (pericolosamente!) solo il Ministero dell’Interno, in qualche caso con il supporto di un Ministero della Solidarietà Sociale o di un Dipartimento delle pari opportunità.
Questo Governo esce allo scoperto, e non con tanti veli. Pare un velo quella parola “integrazione”, anziché “immigrazione”, invece è segno di una volontà dichiarata di giungere fin dove realisticamente, in questo momento di crisi non solo economica ma sociale, è consentito puntare.
Immigrazione richiama in primo luogo nuovi flussi di ingresso, movimento migratorio in atto con programmazioni annuali: un sano realismo suggerisce di porre in secondo ordine i nuovi ingressi, senza peraltro accantonarli del tutto, perché ad esempio anche in questa fase di precarietà occupazionale c’è sempre bisogno di badanti e di lavoratori stagionali nonché di lavoratori qualificati, come nel settore infermieristico.
C’è invece anche oggi urgente bisogno di promuovere il progressivo inserimento nella nostra società civile (e aggiungiamo pure anche in quella ecclesiale) quelli già arrivati e i loro figli, specialmente se nati e cresciuti in Italia, c’è bisogno cioè di promuovere l’integrazione di quanti sono già tra di noi.
Non fa ombra a questa integrazione nemmeno il farla precedere da “cooperazione internazionale”, perché così si pone il dito sulla piaga: l’immigrazione come attualmente si svolge è conseguenza di enormi squilibri socio-economici, per cui dalla mensa lautamente imbandita dei Paesi del nostro Primo Mondo, Paesi che noi stessi definiamo consumistici, scendono ben poche briciole a sfamare i Paesi poveri.
È anche di questi giorni l’allarme che mezzo milione di bambini del Corno d’Africa stanno morendo di fame: non “moriranno”, ma stanno morendo di fame.
È urgente l’appello a prendere più seriamente la cooperazione verso questi Paesi che eufemisticamente chiamiamo Terzo mondo in via di sviluppo, perché tanti di questi sono un Quarto Mondo in via di progressivo sottosviluppo, dove la fame e la mancanza di futuro spingono istintivamente a fuggire: come diceva con forza Beato Giovanni Paolo II, è “la migrazione della disperazione”, una radice cattiva da cui spunterà di continuo il frutto amaro di una emigrazione-immigrazione più o meno forzata. Collegare perciò questo triste esodo alla cooperazione internazionale è intuizione molto saggia e concreta.
Non ci si può attendere tanto da un Governo che si dichiara ed è tecnico, che deve stare al di fuori e al di sopra di precise scelte politiche (o piuttosto partitiche e ideologiche, perché senza una idea politica non si muove un passo).
Eppure riaffermare l’attenzione alla Cooperazione è cosa benefica e aiuta l’Italia ad alzare la testa nei consessi internazionali: si sa che nessun Paese è giunto a investire nella cooperazione internazionale lo 0,7% del suo PIL proposto dalle Nazioni Unite o almeno lo 0,5% cui si è impegnata l’Unione Europea; ma nessun Paese, eccetto la Corea, è sceso così paurosamente in basso come l’Italia fino al di sotto dello 0,2%: come può la cara Italia tenere alta la testa?
Un ministero ad hoc, se non potrà fare tanto data la scarsità estrema della risorse, per lo meno aiuterà a tenere aperto il problema e ad alimentare in tutti, politici e comuni cittadini, una sana inquietudine; la generica scusa dell’io non c’entro e il lavarsene le mani sarebbe già una colpa imperdonabile.
Dunque il programma annuale d’ingressi può andare per ora al rallentatore, non però l’impegno per facilitare e portare fino alle ultime conseguenze il processo di integrazione di tanti cosiddetti “stranieri”, che hanno ormai le carte in regola per sentirsi ed essere considerati cittadini tra i cittadini.
Qui non si tratta di introdurre innovazioni, ma semplicemente di prendere sul serio la legge ora in vigore, che dedica la seconda parte alle “Disposizioni in materia sanitaria, nonché di istruzione, alloggio, partecipazione alla vita pubblica e integrazione sociale”. Integrazione sociale: non è un parolone vuoto di senso; richiama impegni molto concreti, che però possono essere svuotati di contenuto.
Ad esempio uno degli impegni è “l’istituzione del fondo per le politiche migratorie” (art. 45), un fondo che era stato creato, ma che i governi di centro destra hanno riversato nel grande calderone del “fondo sociale”, da cui si attinge in prevalenza per contrastare con le espulsioni l’immigrazione non regolare.
Altro esempio: la legge all’art. 42 istituisce la “Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie” nella quale sono previsti anche “rappresentanti degli immigrati extracomunitari”; una consulta anch’essa istituita ma che da anni è in stato di ibernazione.
Mi domando: il nuovo Ministero non sarà autorizzato a riesumare dal sonno della morte provvedimenti come questi, così che la nostra Italia, che giustamente esige legalità da italiani e non italiani, dia esempio di legalità, ossia di rispetto e di applicazione della legge che essa stessa si è data?
Integrazione inoltre rimanda al problema della cittadinanza, regolata in Italia dalla legge del 1992, un autentico “rudere archeologico”, in particolare per quanto riguarda i minori, oltre la metà dei quali è nata nel nostro Paese.
Giustamente Andrea Riccardi, in un articolo apparso nel n. 48 di “Famiglia Cristiana” plaude alla chiarezza e al coraggio del Presidente Napolitano, di cui riporta una delle ultime dichiarazioni sui “nuovi cittadini italiani”.
Eccole: “I nati in Italia ancora giuridicamente stranieri superano il mezzo milione… Senza questi ragazzi il nostro Paese sarebbe decisamente più vecchio e avrebbe minore capacità di sviluppo”.
E ancora: “Mi auguro che in parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è autentica follia, un’assurdità”.
Parole forti! Esiste già in proposito una “proposta di legge bipartisan” di cui i primi firmatari sono Sarubbi (Pd) e Granata (Pdl).
È molto fresca questa dichiarazione di Sarubbi: “La decisione del Presidente del Consiglio Mario Monti di istituire un ministero per l’integrazione e di affidarlo ad Andrea Riccardi rappresenta una svolta fondamentale, un segnale che l’immigrazione è finalmente considerata una risorsa per l’Italia…
Come ha ricordato Napolitano, le convergenze parlamentari già esistono: il progetto di legge bipartisan che ho presentato assieme a F. Granata, e scritto col contributo fondamentale della Comunità di S. Egidio, di cui proprio il prof. Riccardi è fondatore, rappresenta una strada già tracciata che da domani il Parlamento potrà finalmente percorrere fino in fondo”. Senza attendere le calende greche.