Preghiera di un anziano   

XII secolo

 

“Signore, sai meglio di me che io sto invecchiando

e un giorno sarò vecchio.

Aiutami, in qualche modo, a non sentirmi in dovere di dire sempre qualcosa,

su ogni argomento e in qualsiasi occasione.

Evitami il desiderio ardente di intromettermi negli affari altrui.

Fa che il mio conversare non diventi penoso,

e che l’aiuto che do agli altri non diventi imposizione.

So bene che è un peccato non utilizzare tutto il mio bagaglio culturale:

ma tu sai, Signore, quanto io desidero conservare alcuni amici.

Concedimi di saper evitare, nei miei discorsi, dettagli senza fine:

dammi il dono di avere capacità di arrivare subito all’essenziale.

Sigilla le mie labbra sulle mie sofferenza e sui miei dolori:

queste realtà stanno aumentando,

e il desiderio di esternarle diventa sempre più forte, con il trascorrere degli anni.

Non sono capace di chiederti la grazia per gioire del racconto delle altrui pene:

aiutami però a sopportare le mie con vera pazienza cristiana.

Vorrei chiederti una memoria migliore,

dammi almeno una crescente umiltà

e una minore presunzione quando i miei ricordi sembra si scontrino con quelli degli altri.

Insegnami a comprendere la lezione,

fondamentale della vita,

che anch’io possa trovarmi in errore.

Conserva ragionevolmente dolci le mie maniere:

un vecchio arcigno e acido è il più bel capolavoro del demonio.

D’altra parte, alle volte, Signore, quasi non desidero essere un santo,

perché è molto arduo vivere con alcuni di essi!

Fammi vedere cose belle in luoghi impensati,

e talenti preziosi in persone inattese.

Fa che la mia vecchiaia sia sempre esemplare per tutti”.