Il Libro: introduzione - Santa Maria della Neve

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La Parola di Dio > Apocalisse
Il libro dell’Apocalisse: piccolo approfondimento

Lo sconcerto di una Chiesa in cammino nell’attesa del Signore che viene, porta l’Apostolo Giovanni a guardare dentro il mistero di Dio.
Dall’isola di Patmos, negli ultimi anni di regno dell’imperatore romano Domiziano, 81-96 d.C., quindi intorno all’anno 95, S. Giovanni guarda alla Chiesa del suo tempo e alla vita sviluppatesi nelle Comunità.
Una Chiesa che mostrava la grazia di Dio nella comunione vivacizzata dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia celebrata nel giorno del Signore e dalle difficoltà della testimonianza della vita cristiana nei rapporti con il mondo.
L’attesa del “Signore che verrà”, vuole portare una speranza che la “sofferenza presente non è nulla di fronte alla gioia dell’incontro con Cristo”. L’attesa di Lui porta Giovanni a scrutare il pensiero di Dio e a solidarizzare con le attese dello Spirito.
“Apocalisse”, “Rivelazione”, ma ancora di più “Consolazione” di sapere un Dio vicino che verrà a condurre coloro che hanno sperato in Cristo nella beatitudine senza fine.
Così nella Parola di Dio il primo libro dell’Antico Testamento, la (o il..) Genesi, rivolge lo sguardo al passato prendendo in considerazione le origini del mondo e dell’uomo, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse o libro della Consolazione, si avventura verso la nuova creazione e verso l’uomo nuovo in Cristo Gesù.
L’Apocalisse di Giovanni non si limita a presentare visioni del futuro, ma si rivolge ai cristiani del suo tempo ammonendoli e confortandoli.
Nelle tante immagini, scene e miti, contenute nel Libro, risalta ancora di più l’unità di un libro che vuole comunicare la gioia di essere cristiani e di impegnare la propria vita per la speranza evangelica. Tra le tante profezie contenute è possibile intravedere lo svolgersi della storia della Chiesa e la preoccupazione dell’essere fedeli al messaggio di salvezza.
La dimensione universale della storia della salvezza è contenuta nelle “Lettere alle sette Chiese” in cammino verso il Regno di Dio.

Lettere alle Sette Chiese

Le lettere alle “sette Chiese”, sono delle vere e proprie lettere ed esprimono una presa di posizione di fronte alle particolari situazioni di sette distinte Chiese dell’Asia Minore: ci offrono una visione concreta e reale sullo stato della giovane Chiesa.
La realtà storicamente unica di queste sette comunità cristiane, vengono illuminate con fenomeni che si ripetono dovunque e sempre identici.
Il linguaggio delle Sette Lettere è anche un linguaggio simbolico che non tiene conto della stretta realtà presente, particolare, ma si apre ad una visualità più universale.
Il numero ‘sette’ usato per le lettere, viene più volte ripetuto in rapporto agli avvenimenti nuovi che vengono affrontati, simboleggia tutta la Chiesa, rifacendosi ai segni e ai fenomeni che in esse si manifestano contrassegnando la Chiesa del futuro. Una Chiesa che riconosce nella storia dell’oggi e del domani la presenza operante del Cristo risorto.

Lettera alla Chiesa di Efeso

Paolo fu il fondatore di questa Chiesa e Timoteo la curò per incarico dell’Apostolo.
Il Signore si presenta alla chiesa di Efeso ricordandole che essa è contenuta e nascosta nella sua mano. Essa sta sotto la sua sovranità e sotto la sua onnipotente protezione. Egli è “il Vivente” presente nella Chiesa, vicino a tutte le comunità, che hanno il compito di essere luce del mondo, di rispendere nelle tenebre; di vivere nella luce di Cristo e di illuminare questo mondo.

Lettera alla Chiesa di Smirne

Smirne, capitale della Lidia, importante centro commerciale e grande porto, con una grossa colonia giudaica. Conosciuta per la grande figura del vescovo Policarpo.
Gesù risorto, il Cristo, si presenta alla comunità con titoli che lo proclamano eterno e vittorioso anche sulla morte. In vista della minacciosa persecuzione, per il rifiuto del culto imperiale, la comunità cristiana sarà costretta a scegliere sapendo che il Re dell’eternità, superiore a tutte le potenze del mondo e della morte stessa, si fa promotore di infondere loro certezza e coraggio.

Lettera alla Chiesa di Pergamo

Pergamo, capitale del regno degli Attalidi, possedeva una biblioteca statale di duecentomila rotoli scritti su pelle di animali trattata.
Era dominata da un’Acropoli dove si trovava un altare dedicato a Zeus. Più importante era il grande santuario di Asclepio, dio della salute, meta di pellegrinaggi.
Forse in questo sta l’espressione “trono di Satana”.
Il Signore conosce l’ambiente demoniaco in cui vivono i cristiani di Pergamo, la tentazione e la seduzione che esso rappresenta.
Prevede il pericolo che la comunità cristiana si orienti verso soluzioni sincretiste. Ma Cristo e satana non hanno nulla in comune, perciò per i cristiani non è possibile nessun compromesso. L’unico vero Dio e la sua rivelazione non possono essere tolleranti di fronte agli idoli e a false teorie di salvezza.

Lettera alla Chiesa di Tiatira

Tiatira, piccola città che viveva di commercio e di industria, rappresentava le arti della tessitura e della tintoria.
Lidia, commerciante di porpora, era originaria di Tiatira. Una terra che possedeva anche miniere di Zinco.
Gesù si presenta con il suo titolo più alto: “Figlio di Dio”, che nel libro dell’Apocalisse appare una sola volta. Egli parla seriamente alla coscienza del capo della cristianità. I cristiani nel loro amore e nella loro fede si dimostrano genuini nel servizio reciproco e possiedono un buon spirito di sopportazione. Ma c’è un forte rimprovero da fare per la negligenza della comunità verso certi falsi indirizzi e certe correnti perverse.
Una donna che pretende di avere un carisma profetico fa penetrare il vizio all’interno della comunità con una dottrina, apparentemente ispirata dallo Spirito, autorizzando la partecipazione ai banchetti sacrificali ed a una forma morale priva di complessi nel rapporto con gli altri.
L’invito alla comunità è di rimanere saldi nel comportamento finora dimostrato e a seguire i principi evangelici.

Lettera alla Chiesa di Sardi

Sardi era una antica residenza reale dei Lidi e come ultimo re ebbe Creso, leggendario per le sue ricchezze. Gli abitanti vivevano con l’industria della lana.
La comunità cristiana ha perso il suo spirito, è morta, solo pochi ne vengono esclusi. Per questo Cristo si presenta quale Signore e guardiano degli “Angeli” delle sette comunità e quale “Spirito vivificante”, che ha in se stesso la pienezza dello Spirito di Dio, dalla cui pienezza la sua Chiesa vive.
Il Signore si scaglia contro la Chiesa di Sardi, con un rimprovero estremamente grave. La sua sentenza è dura, perché si sta per abbattere su di lei il giudizio di Dio.
Essa si è come addormentata senza accorgersi della sua situazione e alla fine a cui va incontro. Il suo cristianesimo è solo un nome, perché la realtà della Chiesa di Gesù esiste solo per una piccola minoranza, con pochi segni di vita e questo fa risaltare che non tutto è perduto: fra i tanti morti vi sono alcuni vivi che si sono dimostrati fedeli nelle loro opere davanti a Dio. Per gli altri, gli addormentati, i “morti”, è tempo di svegliarsi dal sonno e di stracciare il comportamento cristiano formale esteriore.

Lettera alla Chiesa di Filadelfia

Filadelfia, città della Lidia, che aveva subito e sofferto per un grandioso terremoto, diventando così una piccola città. Anche la comunità cristiana non era numerosa, ma fedele. Il Signore ha per lei una lode smisurata. Scopo principale della lettera è donarle fiducia, rafforzarla nella fedeltà.
La piccola schiera di cristiani di Filadelfia non si è lasciata sopraffare dallo scoramento del numero, ma ha continuato a vivere la sua fede. E viene promesso la crescita della comunità e provenienti proprio dai suoi oppositori. Cristo stesso li convincerà che i cristiani sono il vero “Israele di Dio”.
Il Signore vuole premiare la loro fedeltà, e come ha aperto la porta ai giudei, così le chiuderà alle forze della persecuzione.

Lettera alla Chiesa di Laodicea

Laodicea della Frigia, si era sviluppata in città industriale e commerciale. Gli istituti bancari della città erano famosi a Roma.
Solo alla Chiesa di Laodicea non viene detta neppure una parola buona. Era una città che aveva già dato preoccupazioni all’Apostolo Paolo. Il giudizio del Signore è negativo nei suoi confronti per la sua tiepidezza religiosa dovuta alla sua sregolata tendenza verso il mondo. Nonostante questo, verso la fine della lettera troviamo espressioni di amore, come in nessun altro scritto.
Il cristo è l’unico indirizzo di accesso tra la vita della comunità cristiana e il mondo. Invece loro cercano un compromesso tra cristianesimo e mondanità, rendendoli così disgustosi al loro Signore. Un poco si e un poco no; né contro Dio né contro il mondo e così si riesce sempre a trovare un compromesso e un accomodamento.
Ma questo cristianesimo indeciso è peggio di un paganesimo: un cristiano privo di carattere il Signore lo stima meno di un pagano convinto.
Inoltre i cristiani di Laodicea sono ricchi anche di terreni e la loro comunità è splendida all’esterno, tanto che non le manca nulla. Può soddisfare ogni suo bisogno e desiderio, anche quelli caritativi.
Nella convivenza sociale sono molto apprezzati, perché si sono bene integrati con il mondo. Ma proprio per questo non danno più testimonianza né si mettono in crisi. Sono convinti di essere ben visti non solo dagli uomini ma anche da Dio stesso.
Il Signore chiede a loro di convertirsi e usa parole di amore. Verso persone tanto sicure di sé e della propria giustizia, fa più presa la preghiera che il comando del potere. Così il signore prega, come uno che sta di fronte a una porta sbarrata, di venir nuovamente accolto dalla Chiesa.

 
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