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Essere genitori oggi

Educazione: armonia in famiglia.

Piccoli e gelosi

Fratelli- coltelli: quando la rivalità entra in casa. Un manuale insegna ai genitori come risolvere le competizioni tra bambini. Primo: lasciarli litigare. Secondo: mai fare confronti.

Fratelli che si contendono all’arma bianca un giocattolo. Che si scazzottano se uno riceve un centimetro quadrato di torta in più dell’altro. Che esplodono in pianti inconsolabili quando la mamma allatta l’ultimo nato.

Insomma, bambini gelosi!

E se gli esperti in psicologia infantile concordano nel ritenere la gelosia un sentimento naturale, da affrontare e non da reprimere, molti genitori ne fanno una malattia. La vivono come uno spauracchio, così angosciante da indurli a rinunciare, talvolta, ad avere un secondo figlio. “Non voglio un altro bambino, ho paura di far soffrire il primogenito”. “Temo di togliergli qualcosa”, dicono. Ci sono coppie terrorizzate dalla rivalità tra fratelli, dai litigi a ripetizione che ne conseguono e dal clima teso in casa.

“Nella mia carriera ho ricevuto decine di lettere di questo tipo – spiega Nessia Laniado, ex direttrice di “Insieme” e “Donna e mamma”, due tra le riviste più gettonate dalle puerpere -. E in molte si difendeva la scelta del figlio unico a causa di esperienze negative di forti rivalità tra fratelli vissute nell’infanzia”. Nessia Laniado ha scritto un libro “Bambini Gelosi”, per spiegare ai genitori “come risolvere le rivalità tra fratelli senza fare preferenze”.

Intento per sgombrare il campo da equivoci, l’autrice sostiene che i litigi tra fratelli fanno bene. Rendono il bambino più tenace, aiutano a sviluppare le capacità linguistiche (a forza di insultarsi e spiegare le proprie ragioni…,),insegnano a difendersi e a farsi valere e accrescono l’arte del compromesso. E’ necessario però che i genitori non facciano mai confronti: in questo caso la gelosia può scatenare insicurezza, frustrazione, così come il fantasma del fratello “bravo” può demoralizzare e indurre alla rinuncia e alla rassegnazione.

Ma le baruffe e confrontarsi tra fratelli fa bene, perché i genitori ne sono così impauriti? Perché costringono i loro figli a “fare la pace”, ad “andare d’accordo”, a condividere i giochi? “Perché si sentono responsabili – risponde Nessia Laniado, al telefono da un paesino vicino a Tel Aviv, dove risiede da alcuni anni con il marito e due figli -.

Pensano di non essere riusciti a insegnare ai loro figli l’amore e la condivisione. E si sentono in dovere di intervenire, mentre invece dovrebbero lasciar fare, almeno finché non ci sono pericoli.

Litigare è un laboratorio di vita. Il mio consiglio è di permettere ai bambini di baruffare, in modo che possono imparare a esprimere il proprio risentimento. Naturalmente insegnando loro un metodo, cioè dando gli strumenti per trovare una via d’uscita”.

Se i bambini si tengono tutto dentro, l’astio nei confronti di un fratello, magari considerato privilegiato dalla mamma o dal papà, coverà dentro, per riesplodere ancora più violento avanti negli anni, ad esempio in occasione di una eredità.

Per non favorire una gelosia, suggerisce Nassia Laniado, non bisogna fare paragone tra i figli: mai ripetere che uno è “l’ordinato”, l’altro “il distratto”, l’uno “il metodico”, l’altro “il creativo”. Le etichette non si staccano e a lungo andare qualsiasi ruolo fisso genera conflitti e rancori difficili da superare. E poi bisogna smettere di inseguire il miraggio dell’imparzialità, della uguaglianza matematica nel rapporto con i propri bambini, difficilmente raggiungibile e talvolta anche ingiusta. “I figli – spiega la Laniado – non devono essere trattati tutti allo stesso modo, ma ciascuno secondo il suo bisogno”.

Il suggerimento è quello di porre regole e contemporaneamente osservare comportamenti diversi a seconda dell’età e delle diverse esigenze di ciascun figlio, in modo da creare con ogni bambino un rapporto personalizzato. “Ciascuno – conclude – deve sentire di essere per la mamma e per il papà un figlio unico”. La miglior garanzia perché la gelosia stia fuori dalla porta di casa.

 Una situazione tipica.

“Nadia ha preso le mie matite”.

La piccola Nadia sta colorando un disegno con le matite della sorella maggiore, Sonia. Al ritorno da scuola Sonia se ne accorge. Senza dire una parola, strappa le matite di mano a Nadia. La piccola piange, si aggrappa ai capelli di Sonia e tira con tutta forza che ha. Urla, grida, pianti. La mamma accorre e…

Che cosa facciamo per risolvere un conflitto di questo genere? Ecco gli interventi a cui si fa ricorso più spesso.

 

 Un sono sculaccione.

La mamma entra in camera, sequestra le matite, da uno sculaccione a ciascuna delle bambine e le manda in due stanze separate. Gli sculaccioni, se pure sembrano risolvere il problema nell’immediato, non hanno mai funzionato del tutto. Anzi, sono controproducenti. Insegnano che la violenza risolvono i conflitti: vince chi è più forte e picchia di più. Entrambe le sorelle ne escono sconfitte, ed entrambe covano rancore l’una nei confronti dell’altra e della mamma.

 

 “E’ sempre la stessa storia”.

“Si può sapere cosa succede? E’ sempre la stessa storia, non vi si può lasciare sole un momento, che cominciate a litigare”.

Dalle parole della mamma traspare irritazione e sfiducia nei confronti delle bambine. Prima ancora di ascoltare le ragioni, la mamma ha già espresso il giudizio.

 

 Minimizzare.

“Ma è mai possibile che vi mettiate a litigare per una sciocchezza del genere?”. Definire il litigio “una sciocchezza” non aiuta a disinnescarlo. Anche perchè per le due bambine la guerra sulle matite ha molti significati.

 Il sequestro.

La mamma entra decisa, strappa le matite dalle mani delle due bambine e se ne va…. Il sequestro ha il vantaggio di eliminare la causa del contendere. Ma non risolve i rancori tra le tre protagoniste.

 Come intervenire correttamente.

1. Calmiamo i bollenti spiriti. La prima cosa da fare è riportare la calma. Accovacciamoci sul pavimento per essere allo stesso livello delle bambine, abbassiamo la voce e chiediamo loro di non urlare, di stare in silenzio per un momento e di fare un respiro profondo.

2. Descriviamo ad alta voce la situazione, illustrando le rispettive richieste, nel modo più obbiettivo possibile.

3. Mostriamo comprensione per ciascuna di loro.

4. Lasciamo la soluzione ai litiganti: non dobbiamo essere noi ad esprimere il verdetto finale. Il modo di uscire dall’impaccio è affidato alle bambine. La mamma fa capire che ha fiducia nelle loro capacità di trovare una soluzione valida per entrambe. Il più delle volte questo approccio funziona, anche se non è garantito.

 Il punto.

Tra i due litiganti…

Il parere dell’esperto: il terzo rompe il duello. E attenua i conflitti.

Due fratelli fanno divisioni il terzo comunione? E’ una domanda che sento spesso. Prima di rispondere premetto che nel campo umano non ci sono leggi precise. Al contrario si possono notare grandi differenze in situazioni analoghe e questo ci porta a concludere che molto dipende dall’atmosfera familiare. Si sa che i figli spesso imitano i genitori.

Tutte le occasioni che aiutano i bambini a vivere la vita come un dono sono preziose, come pure negative e regressive sono quelle che li arrestano nella fase progressiva della loro infanzia.

Venendo al problema della gelosia tra fratelli, si comprende che se essi sono tre ciò offre più occasioni di dono e minor attenzione alle pulsioni egocentriche. Al contrario, se i fratelli sono due è molto più facile che ciascuno difenda i propri giocattoli. I genitori dei “due” devono sempre raccogliere contestazioni limitate a ciascuno e si stabilisce facilmente una competitività, una gara a vista. Il terzo rompe il duello. Costringe, quasi, ciascuno dei due a pensare a un terzo che è fuori della competizione limitata. Inoltre, se anche i genitori fanno a gara a “vivere l’altro”, amandosi cioè scambievolmente, sarà molto più facile il processo di maturazione dei figli.

EGIDIO SANTACHE’, Pediatra e neuropsichiatra)

 Quattro strategie per combattere la gelosia.

1. Regalare ricordi felici. L’arrivo di un fratellino deve essere rammentato come un momento di gioia. Visto che la mamma è oggettivamente più impegnata, si può quindi cercare di approfondire il rapporto con il papà. Si può organizzare una festina per il “complimese” del neonato, e sarà il grande a spegnere la candelina.

Quando il bebè avrà un regalo dovrà riceverne uno anche il grande. Ci devono essere momenti in cui il grande ha la mamma tutta per sé, almeno nel primo periodo.

2. Lasciarlo fantasticare. Il bambino più grande può scaricare la sua aggressività sulle bambole o sul peluche. Anche le fiabe sono uno strumento che fa rivivere e al tempo stesso libera il bambino dalle angosce più profonde.

3. Insegnarli a mettersi nei panni dell’altro. Reprimere il desiderio del grande di accudire il piccolo è un errore: va anzi tollerato, compreso e, in alcuni casi, incoraggiato,insegnandogli i gesti corretti. In tal modo, il più grande impara a identificarsi, a mettersi nei panni del fratellino, a condividere gli stati d’animo, a capirne i comportamenti, superando piano piano il suo egocentrismo.

4. Fargli scoprire il piacere dell’intimità familiare. L’entrata di un nuovo elemento in famiglia vivacizza i rapporti, li complica, li dinamizza.

 

Le frasi da non pronunciare

 1. Guarda che bel fratellino che ti ho portato: è un regalo per te.

2. Adesso che arriva la sorellina, le devi volere tanto bene.

3. Non devi essere geloso. Tu sai che io voglio sempre più bene a te.

4. Guarda tua sorella com’è ordinata. Ha tutti i vestiti appesi per bene nell’armadio.

5. Hai perfino superato tua sorella in matematica.

6. Io voglio bene a te come a tua fratello.

7. Perché hai spento lo stereo di tua sorella? E’ possibile che tu sia sempre così dispettoso?

Invece proviamo a dire

 1. Ti voglio così bene che desidero avere un altro bambino. Chissà se sarà buono come te.

2. Adesso arriva la sorellina. Chissà se ti piacerà?

3. Hai paura che io voglia più bene a lui? Lo sai che ti amerò sempre, e anche lui ti vorrà bene.

4. Mi dà veramente fastidio vedere la tua giacca nuova buttata sul pavimento.

5. Sono contenta per il risultato che hai ottenuto.

6. Tu sei unico al mondo. E nessun altro potrebbe prendere il tuo posto nel mio cuore.

7. Tua sorella vuole ascoltare la musica. Per piacere, puoi riaccendere lo stereo?