Ecco l'Apocalisse - Santa Maria della Neve

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La Parola di Dio > Apocalisse
Ecco l’apocalisse: la parola della fine!

L’ultimo libro della Bibbia.

Mentre il primo libro dell’Antico Testamento, la (il..) Genesi, rivolge lo sguardo al passato, prendendo in considerazione le origini del mondo e dell’uomo, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse ( o libro della Consolazione) di Giovanni, è dedicato al futuro.
Se nella Genesi si trovano antichissime immagini mitologiche che parlano della creazione operata da Dio, l’Apocalisse ci presenta, con simboli e descrizioni singolari, una visione del futuro che ci vuole far comprendere che Dio è presente anche alla fine della storia.
Tutta la Bibbia si estende, dunque, in un arco imponente che va dalle origini fino alla fine dei tempi.
Colpisce particolarmente la ricchezza di immagini della lingua all’inizio e al termine dell’opera. Qui naturalmente vengono meno la narrazione su basi storiche e il linguaggio chiaro dal punto di vista concettuale, quale molto spesso è riscontrabile in altri libri della Bibbia. D’altro canto neppure alle sue due estremità quest’opera cessa di essere attuale.
I racconti del Genesi relativi alla Creazione e al Paradiso si rivolgono al popolo di Dio in una situazione ben determinata.
Anche l’Apocalisse di Giovanni non è semplicemente un libro fuori del tempo, che vuol trattare l’argomento della fine del mondo. Essa, come gli altri scritti della Bibbia, porta in sé le caratteristiche del periodo in cui era stata composta. Non si limita a presentare visioni del futuro, ma si rivolge ai cristiani del suo tempo, li ammonisce e li conforta. Tramite essa, è rivolto un messaggio alle comunità della Chiesa dei primi tempi. Ciò che queste ascoltano dall’Apocalisse riguardo al futuro, deve servire loro da guida per il tempo che stanno vivendo.
L’apocalisse è uno dei libri più difficili da intendere di tutta la Bibbia. Siccome si esprime spesso tramite immagini e simboli non immediatamente comprensibili, essa necessita di una chiave di lettura per l’interpretazione dei molti particolari del suo significato globale.
Questa chiave di lettura dev’essere costituita da molti fattori:

1. la conoscenza delle condizioni di vita del tempo;
2. del modo di raccontare tipico dello stile apocalittico;
3. del linguaggio biblico;
4. dell’intenzione dell’autore;
5. della fede dell’antica Chiesa.

Se non si tiene conto di tutte queste cose si interpreta certamente in modo errato quest’opera.
Molti tentativi di interpretazione, specialmente quelli operati da alcune sette, non sono che un modo scorretto di intendere l’Apocalisse. In questi tentativi antiche immagini e realtà odierna sono a volte accostare in maniera semplicistica. Al posto della piaga delle cavallette ci sono allora delle mosche, i cavalieri diventano pericolosi carri armati. Nei sette calici dell’ira che sono versati sull’umanità si vedono le bombe atomiche, e così via…
Si deve stare attenti fin dall’inizio a non mettere sullo stesso piano le immagini di un tempo e i pericoli di oggi in una maniera che può sembrare moderna, ma che in realtà è acritica. Il riferimento che il libro ha con la realtà odierna è di tipo diverso.

Pigrizia e persecuzione.

Secondo una antica tradizione dei Padri della Chiesa, l’Apocalisse fu scritta negli ultimi anni di regno dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.), quindi intorno all’anno 95. Questi dati dicono molte cose.
Infatti, l’opera presuppone un maggiore sviluppo e una più ampia diffusione delle comunità cristiane rispetto ai primi tempi. Ciò è dimostrato dalle sette Lettere alle Comunità dell’Asia Minore (2,1-3,22). Da queste lettere appaiono chiari sintomi della crisi della Chiesa, provocati dall’indifferenza e dalla tiepidezza. L’entusiasmo dei primi tempi non esiste più. Le comunità sono diventate pigre e fiacche.
Inoltre, Giovanni, poteva già prevedere anche i pericoli a cui la chiesa sarebbe andata incontro confrontandosi con la potenza di Roma. Domiziano istituì una forma di divinizzazione dello Stato e di culto dell’imperatore che i cristiani non potevano accettare. A questo proposito la Chiesa doveva manifestare chiaramente il suo dissenso, ma questo atteggiamento avrebbe provocato lotte e persecuzioni contro di essa.
Giovanni ha forse previsto l’orrore delle persecuzioni dei cristiani?
Tutto lo fa pensare. Infatti con chi può essere identificata la malvagia bestia che esce dal mare e pretende di essere adorata come Dio, se non con la potenza di Roma? (13,1-10).
Il mare si estendeva dall’Asia Minore verso occidente, cioè nella direzione in cui si trovava Roma.
La bestia sta a indicare l’imperatore? Il significato attribuito a Babilonia la grande (Apoc. 17,9), rende plausibile questa interpretazione. Babilonia è indicata come la città posta su sette colli: l’allusione a Roma è molto chiara.
Per quanto riguarda la composizione dell’Apocalisse di Giovanni è necessario dunque tener conto di due fattori: la crescente indifferenza nelle comunità cristiane e il periodo di persecuzioni da aprte dell’impero romano.

Un piano grandioso.

Chi legge per la prima volta l’Apocalisse non riesce a raccapezzarsi.
Troppe immagini e troppe scene si accalcano nella mente del lettore. Non di rado la lettura di questo libro provoca disorientamento.
Tuttavia l’opera nel suo complesso è tenuta insieme da un piano unitario. Dietro la confusa molteplicità d’immagini e di scene si percepisce una grande unità. Nessun libro del Nuovo Testamento ha una struttura così meditata come si può vedere dallo schema riportato più avanti.
Questa è la struttura dell’opera:
- una prefazione e una conclusione: fanno da cornice alle rivelazioni.
- La prima parte, con le sette Lettere alle comunità dell’Asia Minore è relativamente breve.
- La seconda parte è quella essenziale che comprende le grandi profezie (visioni). Qui sono enunciate tre cose: il terrore del giudizio, le lotte contro Cristo e la sua Chiesa, la vittoria finale di Cristo.
Il libro non si conclude quindi con visioni spaventose, ma con uno sguardo sulla fine radiosa che Dio ci prepara.
L’argomento è quindi il destino futuro della giovane Chiesa fino alla fine dell’impero, cioè, fino all’instaurazione del Regno di Dio su una nuova terra.

 
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