Prima comunione ma non il Giovedì Santo

(dalla rivista “Catechista” del Febbraio 2008, edizione Ellecidi. Una lettera nella rubrica “Le vostre domande” rivolte a Gianfranco Venturi, che risponde secondo gli orientamenti della Chiesa e una corretta risposta per la vita delle comunità Cristiane)
Carissimo don Gianfranco, nella mia parrocchia la Prima Comunione si celebra il Giovedì Santo. Io da sempre ne sono infastidita. Mi sembra il modo di guastare due celebrazioni: quella della Prima Comunione, che è un momento di festa e di famiglia; ma rovina soprattutto il Giovedì Santo a noi, che vogliamo riflettere sul mistero dell’Ultima Cena di Gesù e sulla vigilia della Passione. Ma come può un parroco rovinare una delle più belle tradizioni per accontentare (così dice lui) alcuni catechisti? Che cosa mi dici? (Santina, Roma).
Cara Santina,
la Messa di Prima comunione è oggetto di tante attese e attenzioni (dei parroci, dei catechisti, dei genitori e dei parenti dei ragazzi).
Per metter insieme le varie esigenze in alcune parrocchie si è pensato di celebrarla proprio il Giovedì Santo, il giorno in cui gli Apostoli hanno fatto anche loro la Prima Comunione. Ma non tutti hanno riflettuto abbastanza sul senso del Giovedì Santo e sul legame che ha l’Eucarestia con l’iniziazione cristiana.
Il senso del Giovedì Santo.
Il Giovedì Santo è il giorno in cui il Signore ha affidato agli apostoli il ministero di celebrare l’Eucaristia (“Fate questo in memoria di me”); ne ha spiegato il significato (la lavanda dei piedi, la lunga preghiera sacerdotale); ha cercato di preparare gli Apostoli alla sua passione, morte e risurrezione. Proprio davanti a questo grande mistero, il Giovedì Santo, dopo avere celebrato l’Eucaristia, ci si pone in adorazione prolungata durante la notte che inizia, si veglia come Gesù nell’orto degli ulivi.
La Messa del Giovedì Santo si colloca in questa cornice, per cui ridurla a una “Prima Comunione” è veramente svilirne il significato. Con tutte le tradizione e le consuetudini che accompagnano la Prima Comunione dei fanciulli (feste, regali…, presenza in chiesa di non credenti…) sarebbe difficile, anche con tutta l buona volontà e gli accordi presi, riuscire a dar vita a una celebrazione che conservi almeno qualcosa della peculiarità di questa Messa.
Sacramento dell’iniziazione cristiana.
L’Eucaristia è il Sacramento culmine dell’iniziazione cristiana. La messa vespertina del Giovedì Santo segna l’inizio del Triduo Pasquale che termina con la solenne Veglia Pasquale durante la quale vengono celebrati i tre Sacramenti dell’iniziazione, Battesimo, Cresima, Eucaristia. Non ha senso celebrare l’Eucaristia prima, cioè il Giovedì Santo.
Un orientamento dato dalla CEI sull’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dice giustamente che “in considerazione del legame con il mistero pasquale i sacramenti dell’iniziazione cristiana si celebrino di norma nella Veglia pasquale, o in altra Domenica durante il tempo pasquale (n. 46; cf. 55).
La domenica giorno dell’Eucaristia.
A molti può sembrare strano questo orientamento, perché non hanno mai visto dei ragazzi ricevere i Sacramenti dell’iniziazione la notte di Pasqua. si tratta di quei ragazzi che non hanno ancora ricevuto il Battesimo, oppure di chi sceglie il cammino catecumenale e riceve in un’unica celebrazione la Confermazione e l’Eucaristia.
Se però non è possibile celebrare la prima partecipazione all’Eucaristia nella notte di Pasqua, allora deve celebrarsi in una domenica del tempo pasquale. Perciò non si dovrebbero nemmeno scegliere le feste civili come il 25 Aprile o il 1 Maggio.
Un abuso?
A conferma, ricordo che l’Istruzione Redemptionis sacramentum (2004) su “alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia”, afferma “Salvo casi eccezionali, è poco appropriato amministrarla il Giovedì Santo in Coena Domini. Si scelga piuttosto un altro giorno, come le domeniche II-VI di Pasqua o la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo o le domeniche per annum, in quanto la domenica è giustamente considerata il giorno dell’Eucaristia” (n. 87).
Come vedi, cara Santina, quello che pensavi era giusto e forse adesso hai argomenti in più per sostenere la tua idea. Auguro a te e ai tuoi amici di riuscirci senza tante tensioni.
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(Nella rivista “Vita Pastorale” n. 3 del 2002. Nelle lettere della rubrica “Ci scrivono”).
La Prima Comunione dei bambini durante la Messa in Coena Domini.
Penso che la questione di celebrare la prima comunione durante la messa in Coena Domini del Giovedì Santo sia già stata trattata in Vita Pastorale, ma non essendone a conoscenza la ripropongo. Io sono fermamente contrario a questa prassi, perché mi pare che il Giovedì Santo sia così pieno e ricco di significati da dover escludere ogni altra aggiunta. In esso trova il suo posto preciso e logico la Lavanda dei piedi, tanto è vero che il brano del Vangelo di Giovanni non racconta l’istituzione dell’Eucaristia ma evidenzia la Lavande dei piedi, gesto che ci fa capire che prima di “mangiare” il pane eucaristico è necessario crearne le condizioni che sono l’umiltà, il servizio ai fratelli, la carità fraterna. Mi conferma nella mia idea anche perché il Papa e i vescovi durante la messa in Coena Domini lavano i piedi a gruppi di persone scelte a vari titoli, ma non ricordo di non aver mai visto celebrare prime comunioni.
don Gino Breggion
S. Margherita D’Adige (Pd)
Risponde don Silvano Sirboni.
Di fronte alla generalizzata deriva dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana e della Prima comunione in particolare, è comprensibile che fra i tanti tentativi “disperati” per restituire dignità e senso alla prima partecipazione all’Eucaristia, ci sia anche quello di inserirla nella Messa in Coena Domini. Una scelta che, forse, attutisce la mondanità festaiola che purtroppo accompagna sovente la prima comunione, ma che non risolve il problema alla radice e ne crea altri.
Una tale scelta è scorretta perché non tiene conto della storia, della teologia e delle norme liturgico- pastorali.
Si dimentica, infatti, che la prima comunità cristiana ha scelto fin dall’inizio la domenica per celebrare l’Eucaristia e non il giovedì. L’Eucaristia, infatti, è celebrazione globale del mistero pasquale che, annunciato nell’Ultima Cena, trova il suo compimento nella risurrezione di Cristo.
La messa vespertina del giovedì santo è l’inizio del triduo pasquale. A ragione l’antica tradizione della Chiesa, recuperata dalla riforma del Vaticano II, ha collocato la celebrazione dei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana nella veglia pasquale, radice di tutte le assemblee domenicali.
Ora, la prima partecipazione all’Eucaristia (questa è l’espressione corretta usata dal RICA), sebbene in Occidente sia stata separata dagli altri due sacramenti per ragioni storiche occidentali, resta sempre un sacramento dell’iniziazione cristiana, strettamente legato alla Pasqua e alla costituzione di quel popolo che si manifesta ogni domenica nell’assemblea eucaristica (cF. RICA 55-59).
La prima partecipazione all’eucaristia è fondamentalmente iniziazione all’assemblea domenicale e non semplicemente a un rapporto devozionale e intimistico con Gesù.
Inoltre dal punto di vista celebrativo e pastorale le prime comunioni il giovedì santo costituirebbero una “distrazione” del tutto fuori luogo per ragioni facilmente immaginabili, nonostante tutta la buona volontà, in contrasto con il clima proprio della celebrazione.
Con le nuove proposte della Chiesa italiana per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni il problema dovrebbe essere superato a monte in quanto la prima partecipazione all’eucaristia, anche per coloro che sono stati battezzati da piccoli, potrebbe essere unita alla confermazione nel corso della veglia pasquale o in una domenica del tempo pasquale, soprattutto nel contesto di un itinerario catecumenale che, lo speriamo,n dovrebbe eliminare alle radici le ragioni che oggi spingono alla scelta del giovedì santo come ad altri rattoppi inefficaci.