Apocalisse di S. Giovanni - Santa Maria della Neve

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Apocalisse di San Giovanni

Questo studio sull’Apocalisse di s. Giovanni è espresso in modo sintetico: approfondimento e riflessione è demandato a ognuno che desidera conoscere la profondità di questo Libro e servirsene per la riflessione e la meditazione.

1 – La fine del colloquio divino-umano ispirato.

Il dialogo tra Dio e l’umanità ne è piena tutta la Scrittura fin dai suoi inizi. Scoprire la forma e il tipo di linguaggio che Dio usa per entrare in rapporto con l’uomo è già inserito nei linguaggi e nelle culture di tutti i popoli. Per questo Dio è Signore e amico con ogni uomo che vive sulla faccia di tutta la terra e di tutti i tempi. Egli, quando predilige un popolo tra i tanti popolo, così ieri come oggi…, lo esprime in quanto segno della sua presenza e motivo di richiesta per dare a ogni popolo l’opportunità di entrare in rapporto con Lui.
Così, al termine di questo libro, l’Apocalisse, la voce del profeta esprime i desideri profondi di ogni uomo con l’invocazione redentiva “Vieni, Signore Gesù” (Ap. 22,20).
Il Padre, Dio, aveva parlato “agli antichi per mezzo dei profeti”, a “noi per mezzo del Figlio” (Ebrei 1,1ss).
Questo libro è l’ultima “lettera” del Creatore alle sue creature.
Si sperava che l’ultima sua parola, l’ultima espressione della sua voce, del suo colloquio con l’uomo, fosse più chiare, maggiormente comprensibile, più immediata, ed invece, è oscura, misteriosa, strana nel suo verso letterario.

Bisogna arrenderci di fronte all’inspiegabilità dello scritto che non soddisfa la nostra curiosità, ma ci indirizza a voler scoprire, con grande impegno, a far risaltare i rapporti in esso contenuti.
Impenetrabile il disegno di Dio, vero autore del libro, che ha voluto mettere il suo sigillo sulla Parola scritta. Un libro tanto strano e oscuro dopo la luce del Vangelo e la bellezza dottrinale dell’insegnamento di san Paolo e le Lettere Cattoliche.

– Caratteristiche nel libro dell’Apocalisse

- Una impressionante escatologia (le ultime realtà (destino ultimo dell’uomo dopo la morte e la fine del mondo);
- Un marcato linguaggio simbolico.
Questo dà al libro un sipario di impenetrabilità.

2 – Retta valutazione dell’Apocalisse

Chi scorre superficialmente l’Apocalisse potrebbe pensare che sia soprattutto un libro di minacce divine, mentre esso tratta della consolazione divina: ha in sé uno spirito profetico per dimostrare che Dio, Gesù Cristo e la Chiesa trionferanno su tutti gli uomini.

L’elemento consolatorio del libro è la chiarezza delle affermazioni riguardanti:
- La certezza del ritorno e del trionfo di Cristo;
- L’instaurazione della nuova Gerusalemme;
- La trasformazione della terra e dei cieli;
- La gloria dei santi e la vittoria finale di Dio.

I testi che si riferiscono ai persecutori, ad demonio, alle lotte contro la chiesa e contro tutto ciò che è divino, sono tenebrosi e terrificanti.

Apoc. 1,3: “Beato chi legge e quelli che ascoltano la parola di questa profezia”, e l’autore lo conferma anche al termine: Apoc. 22,7.
Come Mosè è stato l’iniziatore della divina sapienza, Giovanni è colui che la termina con la consolazione dell’uomo.
2.1 – Atteggiamenti “falsi” verso l’Apocalisse

Questi atteggiamenti sono ancora in voga tra i cristiani, e non solo, e spesso usati in espressioni e raffigurazioni devianti, come fatti di superstizione e filmici.

a. Il disinteresse: come se l’apocalisse non fosse un libro canonico e ispirato: eppure è un dono divino per la nostra formazione spirituale;
b. La curiosità: usarlo come un manuale di oroscopo, mentre è un messaggio dello Spirito Santo alla Chiesa (Apoc. 2,7);
c. Di disorientamento: considerarlo come una rivelazione di cose tristi e terribili, libro che intimidisce, oscurantista;
d. Di presunzione: si dimentica che un libro di Dio, lui lo ha sigillato, perciò è superiore alla nostra capacità introspettiva. Esige il sapere della sobrietà aspettando che tutti i sigilli vengano tolti da colui che li ha posti;
e. Di devianza: usarlo come manuale o dottrine millenaristiche, alla ricerca di una possibile catastrofe universale o fine del mondo, gettando paura e ansia, non giustificata: mentre il libro è una apertura alla gioia per il ritorno di Cristo.

3- Titolo del libro

I codici più antichi portano l’intestazione “Apocalisse di Giovanni”, e in codici posteriori, aggiungono: il teologo; altri “evangelista”.
Questa varietà di titoli conferma l’individuazione tradizionale di Giovanni autore del libro, ma sta ad indicare anche che lo scrittore non si preoccupò di dare una intestazione alla sua opera.
Il nome di “Apocalisse” è stato desunto dalla parola iniziale (1,1), che non viene messa in relazione allo scrittore, a Gesù Cristo: si avrebbe allora “Apocalisse di Gesù Cristo”.

Etimologicamente: “Apocalisse” significa “scoprire”, rivelare, che nel libro non verrà mai più adoperata, ma usata per significare:
. la manifestazione di cose o di verità occulte;
. indica visioni straordinarie di angeli.

Giovanni dà alla parola “Apocalisse”, un significato profetico-escatologico.
Più di una volta la chiamerà “profezia”: 1,3; 22,7.10.18ss.
E l’angelo che apparirà, riconoscerà l’autore “fratello dei profeti”: 22.9.

4 – Canonicità – (autore divino)

Le testimonianze antiche sono numerose: verso il 200d.C., l’apocalisse era conosciuta e accettata come sacra (ispirata) in tutta la Chiesa.
Ci furono manovre di spostare la ‘canonicità’ sull’uso del libro stesso (millenaristi9, ma la tradizione della chiesa ha sempre mantenuto con fedeltà l’orientamento della chiesa primitiva.
Il concilio di Trento, sancì:
1. Include l’apocalisse nei libri ispirati rifacendosi alla tradizione più antica;
2. L’ispirazione divina venne collegata alle tradizioni più antiche nella sua origine giovannea.

5- Autenticità – (autore umano)

Nasce una questione e ci si pone su due linee:
1. Quella tradizionale: cattolici e protestanti: attribuiscono la paternità dell’Apocalisse all’apostolo-evangelista s. Giovanni;
2. La corrente moderna: sono più critici e poco cattolici: attribuiscono a un altro Giovanni.

a – testimonianze della tradizione

Le più antiche sono per l’origine giovannea.
- S. Giustino: (151-155), “Uno dei nostri di nome Giovanni, uno degli apostoli di Cristo, in una rivelazione a lui accordata, profetizzò che quelli che hanno creduto nel nostro Cristo, dimoreranno per mille anni in Gerusalemme (Apoc. 20,4-6) e che in seguito avranno la risurrezione universale eterna e il giudizio”.

- S. Ireneo: (202), “… Giovanni, discepolo del signore, nella apocalisse, vedendo il regno sacerdotale e glorioso di lui…). Dà anche una data di composizione.

- Origene, l’attribuisce a Giovanni figlio di Zebedeo.

- Tertulliano all’apostolo Giovanni.

Questi autori, se riconoscono l’apocalisse come libro ispirato, è perché ne conoscono con certezza l’autore-veggente, è quasi loro contemporaneo.
Non avevano motivo di cambiare o inventare un altro nome.

b – alcuni dati interni sono favorevoli all’origine giovannea dell’Apocalisse

. L’autore chiama se stesso ‘Giovanni’, 4 volte; è conosciuto da tutti, e per questo, non ha bisogno di specificazioni e di qualificazioni.

. Gode di autorità, tanto da ammonire con severità i Pastori (sacerdoti…) di Chiese che erano state fondate da Paolo (Apoc. 2-3).

. Afferma di essere stato confinato all’isola di Patmos (Apoc. 1,9). Sant’Ireneo e Origene, parlano di questa deportazione.

. Nel libro non di parla mai di “apostolo”, ma di “profeta”.

. Un profeta scrittore, come l’autore dell’apocalisse e sia rimasto sconosciuto, è poco accettabile.

6 – Data e luogo

Sotto quale imperatore romano s. Giovanni fu relegato all’isola di Patmos?
Si pensa che Giovanni abbia eseguito quasi subito l’ordine di mettere per iscritto le visioni.
Sant’Ireneo e la tradizione lo conferma: ci si riferisce verso la fine del regno dell’imperatore Domiziano: 81-96 d.C..
A favore dell’anno 95 circa abbiamo:
a – l’andamento delle chiese asiatiche è peggiorato dopo la scomparsa di s. Paolo (si nota nelle lettere di Giuda e della seconda lettera di 2Pietro).
La severità di Giovanni conferma questo mutamento: poco fervore, nascita di eresie.

b – l’organizzazione ecclesiastica fa capo al presbitero- anziano, che ha autorità e cura pastorale.

c – non vengono nominati né s. Paolo né Timoteo, fondatori di quelle chiese. C’è spazio di tempo perché si comprenda il comportamento dell’autore.

d – Giovanni parla di tribolazioni portate con pazienza. I cristiani dell’Asia Minore da una trentina di anni venivano deportati e perseguitati da Nerone e da Domiziano.

Perciò la composizione dell’Apocalisse è da collocarsi negli ultimi anni di Domiziano: 94-96 d.C..

Le visioni sarebbe anteriori al quarto Vangelo. Infatti il Vangelo è ritenuto posteriore all’apocalisse, perché giudicato opera di età avanzata e nella sua piena maturità.

Per quanto riguarda il luogo di composizione, si preferisce l’isola di Patmos, dove l’apostolo sarebbe ritornato dopo la liberazione dall’esilio.

7 – I destinatari dell’Apocalisse

a – La Chiesa e i fedeli: 2,1; 1,1; 22,6; avvertimenti morali rivolti a tutti: 22,11.14.18.

b – Le sette Chiese dell’Asia Minore: destinatari immediati, Apoc. 2-3 (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea. Non sono tutte le Chiese; Giovanni applica il simbolismo delle sette Chiese facendo riferimento a tutte le Chiese.

8 – Unità dell’Apocalisse

. L’apocalisse è un’opera originale. La sua originalità è data dalla sua “dottrina in essa contenuta.
. Così pure la struttura e il piano dell’opera mira ad un unico fine: il trionfo di Cristo e la vittoria finale dei suoi discepoli.
. L’unità è data anche dall’omogeneità della presentazione esterna; lo stesso stile, le stesse figure, i medesimi simboli, la terminologia.
. Infine, la fedeltà dell’autore a certi procedimenti letterali.

9 – Lingua e stile

. Secondo Swete, tolti i nomi propri di persona e di luoghi, il vocabolario dell’apocalisse possiede 871 parole, delle quali 108 non si leggono nel Nuovo Testamento; 98 una volta soltanto o presso un solo autore. Ci si aspetterebbe una lingua greca, ricca, e invece no.
Il libro tratta di cose svariate e perfino sconosciute, ma questo non significa cultura o ricchezza linguistica. Giovanni può aver imparato tutto questo dall’uso volgare in una città di commercio come Efeso.

. La grammatica è ancora peggiore.
Le regole delle declinazioni, delle coniugazioni e della sintassi, non preoccupano Giovanni.
- Nominativi messi in opposizione ad altro o in sostituzione (1,5; 3,12).
- Il participio reso quasi indeclinabile (11,1; 14,6).
- Costruzioni sbagliate o strambe (1,13; 15,2).

10 – Sfondo culturale (le fonti)

Ogni libro è espressione della cultura personale e ambientale dell’autore.

a – Formazione divino-cristiana. E’ un profeta, un veggente privilegiato e un seguace fedele di Cristo.
La realtà delle visioni non può essere messa in dubbio: afferma di aver scritto le cose che lui ha visto (1,19; 4,1; 5,1; 13,1).
Ed è un profeta cristiano anche se la sua Apocalisse è piena di citazioni dell’Antico Testamento.
Cristo è il centro di tutta l’apocalisse.

b – Formazione ebraico-profetica. Giovanni ha uno sfondo culturale ebraico.
E’ giudeo di nascita, di mentalità, di carattere, di cultura.
E’ portato a esprimersi “biblicamente” per comunicare le sue visioni.

c – Lavoro personale. Usa immagini, figure, espressioni tolte dall’Antico Testamento in maniera personale e indipendente, dando ad esse un significato diverso.

d – Influssi extrabiblici. Giovanni è a conoscenza della letteratura apocalittica anteriore e contemporanea. Ha mescolato all’interno leggende, miti e altri elementi astrali, pagani, mitologici.
Giovanni ha una conoscenza dei suoi tempi e del suo ambiente.

11 – Norme pratiche di interpretazione

a – L’Apocalisse è un libro ispirato, per quanto oscuro possa essere.

b – Le visioni non sono pure creazioni della fantasia dell’autore.
. Apoc. 1,19: non si deve pensare a visioni esterne oggettive, ma a proiezioni prodotte nella mente del veggente per dono divino.

. Apoc. 21,16: (Gerusalemme) che lui “vede” – il cubo è simbolo di assoluta perfezione.

c – Le varie visioni non riguardano tanto avvenimenti e oggetti diversi, quanto vari aspetti di un medesimo soggetto.
Esempio: gli ultimi avvenimenti del mondo sono raccontati in varie visioni, ma disposte in modo tale che la visione seguente spiega e aggiunga qualche particolare alla precedente.
Nel collegamento di tutte le visioni si scoprirà il pensiero completo dell’autore.

d – La lenea “profetica” dell’apocalisse è base per comprendere questo libro.

e – L’intelligenza dell’Apocalisse esige che venga inquadrata “nell’ambiente storico”, che non è il nostro, ma quello di S. Giovanni, cioè, in un tempo e in un ambiente della fine di 1° secolo, descrivendo gli avvenimenti proiettandoli nel futuro.

f – I quadri e le visioni apocalittiche non sono da prendersi alla lettera.
L’apocalittico scrive in modo simbolico, convenzionale. Le immagini sono l’espressione di un concetto, senza la preoccupazione dell’effetto figurativo che esse possono originare.
esempio: 10 corna e 7 teste della Bestia : Apoc. 13,1.
7 corna e 7 occhi dell’Agnello: Apoc. 5,6.

g – E’ un libro pastorale, da non usarsi come strumento per intimidire.

12 – Dottrina dell’Apocalisse

Abbiamo all’interno del libro lo schema e la sintesi di tutta la Rivelazione.

Dio – Gesù Cristo – la Chiesa – l’angelologia.

- Dio: è l’Eterno – il Principio e la Fine di ogni cosa – l’Onnipotente – il Forte – il Signore – il Giudice giusto e santo – il Creatore – il Padrone dell’universo.

- Gesù Cristo: è vero Figlio di Dio: possiede gli attributi divini; condivide con Dio Padre il trono, proprietà e titoli (Vivente – Santo – Re – Signore).
è anche vero Uomo: Giovanni lo presenta come Agnello, vittima innocente, espiatoria
e sacrificale. E’ rampollo di Davide – compare nel giudizio finale – è la felicità per gli
eletti.
La figura di Cristo domina questo libro:
inizio: “Rivelazione di Gesù Cristo”;
termina con: “Vieni, Signore Gesù”.

- La Chiesa: E’ una, sposa dell’Agnello – Città di Dio – ha una forma gerarchica (7 lettere alle 7 chiese) e sociale – è fondata su Cristo.
Risaltano in lei due qualità:
. la santità: perché Tempio di Dio;
. la cattolicità: ha grandi dimensioni.
E’ una Chiesa che viene perseguitata, ma anche salvata, perché l’Agnello trionferà sul dragone.

- Angelologia: la natura degli Angeli è quella di esseri sovrumani, ma sempre nel mondo di creature, quindi inferiori al Creatore.
Il loro numero è incalcolabile, sono di classi differenti e hanno vari compiti:
comunicano profezie;
presentano le nostre preghiere a Dio;
comandano;
scatenano mali.
Esistono Angeli cattivi (ribelli), guidati da Satana.

- Escatologia: l’autore non insegna nulla sulla durata degli ultimi avvenimenti. Sarebbe vano, ridicolo, voler determinare con esattezza la data e il modo in cui avverranno o si sono avverati alcuni fatti o scene dell’Apocalisse; per questo l’autore li ha velati con simboli.
Quindi all’interno c’è un insegnamento.
La fine sembra imminente e invece all’interno gli avvenimenti esigono tempo.
Avrà luogo una risurrezione generale e un giudizio universale.
S. Giovanni vuole insegnare agli uomini di adeguare la loro condotta al messaggio cristiano.
Già questi sono i tempi escatologici, in quanto il giudizio di Dio è già in atto, sotto forma di guerra tra Dio e il suo avversario.
Ci sarà l’avvento del Cristo, secondo la profezie degli Angeli dell’ascensione Atti 1,10ss), e confermata da tutta l’Apocalisse.

13 – Il messaggio dell’Apocalisse

Messaggio di fede, di conforto, di amore, di salvezza.
C’è un rapporto diretto tra Apocalisse e l’inizio del Vangelo di Giovanni:
- Rivelazione della divinità di Cristo;
- rivelazione tra il Verbo-uomo con tutto il creato, col bene e con il male, coi credenti e i non credenti, con i suoi seguaci e i suoi nemici, con il cielo e con l’inferno, col tempo e con l’eternità.

S. Giovanni non vuole solo aprirci il cielo, ma ci vuole portare lassù per contemplare la grandezza di Dio.
Tutta l’Apocalisse è una visione cristiana, cioè, di Cristo, della vita e della storia.

. da una parte gli elementi positivi:
- Dio, lo Spirito, il Cristo (Verbo e Agnello), il Vangelo, la Parola di Dio, i fedeli, la luce, il bene, la verità, l’eternità.

. dall’altra parte, quelli negativi:
- Satana (il dragone, l’avversario, il maligno, il serpente,), i suoi fedeli, il male, il peccato, il vizio, il dolore, la morte, l’abisso, la sconfitta.

Tutto questo entra in un pauroso conflitto,

E’ questo libro che giustifica il permanere nel tempo, di un’economia in cui Dio ancora non si svela pienamente, pur essendosi donato agli uomini nella persona di Cristo.
L’Apocalisse giustifica il senso e la ragione di un tempo che continua dopo la venuta di Cristo.
Sanza l’Apocalisse il cristianesimo sarebbe stato un inganno.

 
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